PAROLA DI VITA


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8 Settembre 2009

Comunicati Stampa

Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano



Comunicazioni Sociali
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Alla cortese attenzione della REDAZIONE
Invia: Direttore UCS
Data: 8 Settembre 2009 - ore
ore 11.00

COMUNICATO STAMPA

"Omelia di monsignor Nunnari per la festa della Madonna del Pilerio:
Con Maria i credenti con la vita cantano la gioia.
La Chiesa ricorda alla politica ed alle istituzioni di guardare ai problemi del Mezzogiorno "

Il testo dell'omelia allegato è sotto embargo fino alle ore 18.15 dell'8 settembre 2009



Si allega il testo dell'omelia che questa sera monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, pronuncerà nel corso della celebrazione eucaristica delle ore 18.00 in occasione della festa della Natività della Beata Vergine Maria che qui a Cosenza è venerata sotto il titolo di Madonna del Pilerio.

La festa odierna, nel corso della quale la Vergine viene venerata con diversi titoli, ha origini antichissime. Lo stesso ottavario che la precede e che a Cosenza è stato mantenuto trova il suo fondamento nella solida tradizione liturgica e cultuale della Chiesa.

* * * * *

E' allegata al presente comunicato (dopo il testo dell'omelia) anche una scheda esplicativa sulla festa odierna a cura dell'Ufficio Comunicazioni Sociali.


Don Enzo Gabrieli
Direttore dell’Ufficio Diocesano
Comunicazioni Sociali

(il testo è anche disponibile sul sito diocesano www.diocesicosenza.it )

Testo dell'Omelia (sotto embargo fino alle 18.15 dell'8 settembre 2009)




Omelia di S. E. Mons. Salvatore Nunnari - Arcivescovo di Cosenza-Bisignano
In occasione della festa della Madonna del Pilerio
8 settembre 2009



Eccellenze carissime, cari confratelli presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, seminaristi, fedeli laici,
l'annuale solennità di Nostra Signora del Pilerio convoca la nostra Chiesa cosentina-bisignanese a vivere con Lei un'esperienza sempre nuova ed esaltante di fede e devozione.
E' bello infatti ritornare dalla Madre e unirci al Suo cantico di lode nella memoria di una storia che ci appartiene, che rinnova la consapevolezza di essere da Dio "guardati" perché da Lui da sempre scelti ed amati.
E' cantico di lode ed esultanza, il Magnificat della Madre. Canta la gioia di chi amata dal Padre sente di essere chiamata ad una grande missione.
Il suo "si" al progetto di Dio è già nel cuore del Padre che grandi cose ha in Lei operato.
Fratelli e sorelle, se qui con Maria cantiamo la nostra gioia di figli, ne consegue l'impegno di viverla e comunicarla ai fratelli nei luoghi della quotidianità.
Vivere la gioia è l'esortazione costante di Paolo alle sue Chiese. Sentiamola nostra anche se fugacemente "Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie, questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" così ai cristiani di Tessalonica (1Ts 5, 16-18) e ai Corinzi un po' inquieti: "Per il resto fratelli siate gioiosi, fatevi coraggio a vicenda" (2Cor. 13, 11) e ai Romani "Siate lieti nella speranza" (Rom. 12, 12); ai Filippesi ricorda che "bisogna rallegrarsi nel Signore" (Fil. 4,4). La gioia profonda, non superficiale e mondana, è la condizione cristiana anche nella sofferenza e nella debolezza. E' ancora Paolo che così scrive ai Corinzi: "per questo ci rallegriamo quando noi siamo deboli e voi siete forti" (2Cor. 13, 9) "noi afflitti ma sempre lieti" (2Cor. 6, 10). La gioia quindi come un sentimento vero, reale, permanente, che mantenendosi sempre composto e mite, rischiara e addolcisce anche le ore più buie.
Gioia di percepirsi come Maria nel progetto salvifico del Padre realizzato dal Risorto.
"Ne partecipano anche le umili gioie umane", ci ricordava Paolo VI di v.m. semi di una realtà più grande.
All'uomo che porta il peso di tante incertezze nell'oggi e nel domani, che sembra aver perso il senso profondo della sua identità, la Chiesa, i suoi ministri in particolare, devono farsi, secondo una bella espressione paolina: "collaboratori della sua gioia".
Perché essa non sia superficiale "non è forse normale, si domandava Paolo VI di v.m., che essa abiti in noi, allorché i nostri cuori ne contemplano o ne riscoprano nella fede i motivi fondamentali? Essi sono semplici: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito; mediante il Suo Spirito, la sua presenza non cessa di avvolgerci con la sua tenerezza e di penetrarci con la sua vita e noi camminiamo verso la beata trasformazione della nostra esistenza nel solco della risurrezione di Gesù. Sì, sarebbe molto strano se la buona novella, che suscita l'alleluia della Chiesa non ci desse un aspetto di salvati".
Richiesta che ci viene dal mondo pagano ed è gridata dal filosofo non credente Nietzsche "cristiani mostratevi degli uomini redenti".
La gioia di essere cristiano strettamente unito alla chiesa "nel Cristo", lo stato di grazia con Dio è davvero capace di riempire l'inquieto cuore dell'uomo.
Con accento sconvolgente Pascal nel suo Memorial così da voce alla sua esperienza: "Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia".
Più vicino a noi Bernanos esprime in una forma nuova questa gioia evangelica degli umili che traspare dappertutto in un mondo che parla del silenzio di Dio.
La gioia nasce sempre da un certo sguardo sull'uomo e su Dio. "Se il tuo occhi è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce".
Cari fratelli e sorelle, se il nostro occhio è sano il nostro corpo è nella luce veramente tocchiamo la dimensione originale e inalienabile della persona umana; la sua vocazione al bene passa per i sentieri della conoscenza e dell'amore, della contemplazione e dell'azione.
Cogliamo quanto c'è di meglio nell'animo dei fratelli e questa presenza divina tanto vicina al cuore umano. Cari confratelli presbiteri, in quest'anno sacerdotale riscopriamo la gioia del nostro servizio.In Dio tutto è gioia poiché tutto è dono.
Come Vescovo di questa chiesa vorrei che la lettera a voi inviata dal Cenacolo concepita come fraterna e ardente esortazione del mio ministero infiammi il vostro cuore come le lettere dell'apostolo Paolo indirizzate ai suoi collaboratori Tito e Timoteo, come la lettera di Agostino, allorché scriveva al Diacono Deogratias, scoraggiato di fronte al suo compito di catechista, un piccolo trattato sulla gioia di catechizzare (De catechizandis rudibus).
Sì, desidero seminare abbondantemente nei vostri cuori il coraggio, la speranza, l'entusiasmo.
Senza queste virtù sappiamo bene che non è sempre facile per noi affrontare le problematiche dell'ora presente.
L'annuncio gioioso del Vangelo si scontra con una mentalità pagana del benessere, del profitto che genera le nuove povertà in un momento già difficile dell'economia mondiale. Bene ha fatto il Santo Padre nella sua ultima enciclica "Caritas in veritate" ad affrontare il problema del senso del lavoro. Ogni attività sia essa economica che politica non può essere vissuta se non all'interno di un contesto di amore e di carità verso la persona che rappresenta il vero fulcro dell'agire.
Il binomio contenuto nell'enciclica di verità e carità traccia un cammino fecondo per l'impegno e l'agire di ogni uomo. Non esiste verità senza amore non esiste amore senza verità, la verità sull'uomo e sul suo destino di eternità.
Rispondendo a un'intervista ad un settimanale nazionale dicevo: "Da Vescovo che vive ogni giorno i problemi delle famiglie e dei giovani conosco bene il dramma della disoccupazione e dell'assenza di prospettive.
Se la politica come l'economia continua a parlare il linguaggio dei numeri e delle poltrone e si occupa poco di ciò per cui esiste snatura il proprio volto e commette un vero e proprio furto di speranza e di gioia ai danni dei cittadini, conculca la dignità dei nostri giovani, respinge sempre più ai margini i derelitti e gli oppressi.
Nella nostra terra i vari trasversalismi conditi di menzogne e veleni prosperano quando s'incrociano interessi economici e carriere, passando e calpestando la dignità dell'uomo, la stessa dignità (si fa per dire) di chi li attua.
Alle autorità nazionali e regionali troppo impegnati in giochetti che sanno di bieco bizantinismo va ricordato anzi gridato che i problemi dello scarso sviluppo del nostro mezzogiorno vanno affrontati sostenendo in modo adeguato progetti seri di crescita economica e sociale, aiutando le famiglie che in questo momento di crisi si trovano in grosse difficoltà, garantendo legalità e trasparenza a tutti i livelli.Compito arduo evangelizzare promuovendo l'uomo. Amare i fratelli nella verità vuol dire desiderare il loro bene integrale e servirli con amore.
Non scoraggiamoci c'è una Madre che ci accompagna anche nelle ore buie ed è "Causa nostra laetitiae" sì della nostra gioia, poterla non solo invocare ma sentirla presidio della nostra fede. Amen.


+ Salvatore Nunnari
Arcivescovo di Cosenza-Bisignano




Scheda storico-liturgica sulla festa della Natività di Maria (8 settembre)


La fonte più antica che illustra la nascita e l'infanzia di Maria, è costituita dal "Protoevangelo" (Vangeli Apocrifi) di Giacomo risalente al II secolo d.C. Nel testo vengono illustrati momenti salienti della sua vita: il matrimonio dei genitori Gioacchino ed Anna della tribù di Giuda della stirpe di Achar, la concezione dopo vent'anni senza prole, la nascita e la presentazione al tempio (il tutto inserito nella cornice delle vicende della città di Gerusalemme). La sorte toccata alla casa natale di Maria non è disgiunta da quella subita dalla città di Gerusalemme, con persecuzioni, distruzione del tempio, trasformazione in luogo di culto pagano, allontanamento dei giudei, ecc.. Con l'arrivo dell'imperatore Costantino e di sua madre Elena a Gerusalemme nella prima metà del secolo IV, dopo la libertà data alla religione cristiana, si apre una nuova era ai luoghi santi: gli scavi condotti hanno permesso di rintracciare, tra le costruzioni volute dalla famiglia imperiale, i ruderi di un oratorio sul luogo che la tradizione indica quale casa natale di Maria. Con il III Concilio di Efeso del 431 che sancì la legittimità del titolo "Madre di Dio" per Maria, si ebbe una fioritura di feste mariane nel calendario liturgico, tra le quali: la Natività, la Presentazione al Tempio, l'Annunciazione e la Dormizione. La data della festa della Natività di Maria venne fissata in Gerusalemme nella prima metà del secolo V, ai tempi del patriarca Giovenale e dell'imperatrice Eudossia, : l'8 settembre in occasione della dedicazione della Basilica di Santa Maria, edificata sul luogo della casa natale di Maria. Tale data venne scelta anche in relazione all'antico anno liturgico che iniziava con il mese di settembre: in tal modo veniva data una cornice "mariana" allo stesso. Infatti la Natività di Maria precede ed annuncia le feste del primo polo (Natale ed Epifania) assumendo il valore di inizio dell'anno liturgico. Segue poi il polo cristologico (Pasqua e Pentecoste) accompagnato dall'Assunzione di Maria che diviene conseguenza dell'opera di salvezza e chiusura dell'anno liturgico.Da Gerusalemme la festa della Natività venne introdotta a Costantinopoli: il primo documento che ne attesta la presenza è un inno del diacono Romano il Melode, composto prima del 548: quale diacono saliva nell'ambone, cantava il proemio e le strofe facendo ripetere il ritornello finale a tutti i presenti: "è la Madre di Dio, nutrice della nostra vita". Il testo è tuttora parzialmente in uso nell'ufficiatura della festa che, per la chiesa bizantina, ricalca ancora quella in uso dal IX secolo con un giorno di prefesta, quattro di dopofesta e la chiusura il 13 settembre. A Roma, nei secoli V e VI, era presente una numerosa colonia greca che introdusse nel mondo latino alcune feste religiose di origine orientale, tra le quali quella della Natività di Maria. Si attribuisce a Papa Sergio I (687-701), nato ad Antiochia e che fa parte del gruppo di papi di origine orientali saliti al soglio pontificio tra il VI ed il VII secolo, la solennizzazione della festività mariana della Natività e successivamente quella della Dormizione di Maria.Da Roma la festa venne diffusa nell'Occidente e divenne molto popolare in Francia dove, nel Medioevo, era celebrata con tanta solennità religiosa da essere conosciuta come "festa angioina" e si finì di parlare di una sua origine miracolosa dovuta nientemeno che ad un intervento espresso di Maria, la quale ne avrebbe richiesto l'istituzione.Dal XI secolo la festa acquista sempre più importanza tanto da diventare festa di precetto e da meritare un'ottava. Nel 1243 Papa Innocenzo IV stabilì che la Natività assumesse il ruolo di festa obbligatoria per la chiesa latina, sciogliendo così un voto formulato dai cardinali elettori nel Conclave del 1241 e ostacolati dalle ingerenze di Federico II che per tre mesi li tenne prigionieri. Nel secolo XIV la festa della Natività di Maria si meritò anche la sua vigilia, prescritta da Gregorio XI (morto nel 1378), che la volle con un suo digiuno e ne compose la Messa. Papa Pio X (1903-1914) tolse la Natività di Maria dall'elenco delle feste di precetto e ridusse l'ottava a semplice. Pio XII (1939-1958) con la riforma liturgica, abolì l'ottava.


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