PAROLA DI VITA


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12 Febbraio 2010

Comunicati Stampa

Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano



Comunicazioni Sociali
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Alla cortese attenzione della REDAZIONE
Invia: Direttore UCS
Data: 12 Febbraio 2010 - ore 16,00

“Omelia di monsignor Nunnari per la festa della Madonna del Pilerio”
Guardando a Maria un rinnovato impegno per testimoniare la carità concretamente

Il testo dell’omelia allegato è sotto embargo fino alle ore 17.30 del 12 settembre 2010

Si allega il testo dell’omelia che questa sera monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, pronuncerà nel corso della celebrazione eucaristica delle ore 17.30 in occasione della festa della solennità della Beata Vergine Maria che qui a Cosenza è venerata sotto il titolo di Madonna del Pilerio.
A causa della pioggia non si è svolta la processione tradizionale ma i portatori hanno voluto accompagnare il simulacro della vergine sulla porta della Cattedrale e i riti di affidamento si svolti all’interno della Chiesa.
Il cero votivo che è stato offerto dal sindaco, avv. Salvatore Perugini, a nome della città di Cosenza è stato decorato dall’artista Filosa.

Don Enzo Gabrieli
Direttore dell’Ufficio Diocesano
Comunicazioni Sociali

(il testo è anche disponibile sul sito diocesano www.diocesicosenza.it )

Testo sotto embargo fino alle 17.30


OMELIA IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE
DELLA MADONNA DEL PILERIO

COSENZA, 12 febbraio 2010


Eccellenze reverendissime e carissime,
onorevole signor Sindaco,
illustri autorità civile e militari,
reverendo ed amato clero,
carissimi fedeli,

ancora una volta ci è data questa occasione di grazia nel ritrovarci accanto alla nostra Celeste Patrona, nostra Signora del Pilerio, per la celebrazione della Sua festa.
La processione appena conclusa ha visto la Madre incontrare la sua gente nei luoghi della sua quotidianità.

Da secoli ormai questa dolcissima Madre condivide la storia e la vita dei suoi figli cosentini. Nelle ore difficili li ha assistiti, e provvidenzialmente soccorsi, è stata ed è sempre vicina ai suoi figli, accompagnandone il cammino con il suo materno sorriso.
Ispirandoci con il suo esempio, secondo il racconto biblico, a dare concretezza alla nostra vita cristiana, Maria ci chiede una presenza nel mondo che non sia evanescente, (che si esaudisce in un rito per quanto nobile); essa ci spinge ad elevare a Dio un culto “gradito” che si consuma e brilla, come la cera, nell’accoglienza e nel servizio all’uomo, ad ogni uomo, soprattutto all’uomo cosi detto “invisibile” per la sua condizione precaria ed emarginata. La parola di Dio ci permette di contemplare Maria “nella sua carità irradiante fatta – come scrive il Cardinale Martini - di attenzione, di concretezza e di tenerezza del dono”. Maria è attenta ai segni di Dio fin dall’annunciazione quando, coinvolta in un progetto di salvezza universale dell’uomo, dà il suo assenso non distogliendo mai il suo sguardo e il suo cuore, dai problemi di quest’uomo che ha bisogno di redenzione e salvezza. Non aveva ancora finito di pronunciare il suo “Si” a Dio che era già sulla strada dell’amore per raggiungere sua cugina Elisabetta che in tarda età era al sesto mese della sua gravidanza. La troviamo, a Cana, nel giorno della festa di nozze pronta accogliere il disagio venutosi a creare per la mancanza del vino sulla tavola degli invitati.
Invoca il miracolo, ed insiste con il suo figlio Gesù, per venire incontro a questa concreta difficoltà che ridona serenità alla festa. Qui si realizza la prima dimensione dell’amore, che è gratuità per eccellenza, è amore materno, quello cioè che previene il bisogno e lo capisce anche in assenza di parole. “Ubi amor ibi oculos”.
Nella madre di Dio c’è lo sguardo puro ed attento che sgorga dalla carità irradiante. L’attenzione si traduce in Lei in decisione ed azione, si fa concretezza.
Maria a così chiaro nel cuore ciò che deve fare. La Sua concretezza non si ferma davanti a niente e a nessuno.
L’Angelo le aveva appena annunziato l’inizio della Sua maternità con il concepimento del figlio di Dio nel suo grembo e Lei affronta il lungo viaggio attraverso la montagna e lo fa in fretta.
Sant’Ambrogio commenta: “La Grazia dello Spirito Santo non ammette indugio”.

La fretta quella accompagnata dallo Spirito è una caratteristica evangelica.
“ Adesso, non domani!” scriveva Don Mazzolari “ Chi dice domani ha già tradito l’amore”. La risposta che il figlio da alla madre durante le nozze di Cana, mentre lei sollecitava il suo intervento, “non è questa l’ora mia”, non la scoraggia, ella continua nel suo intento e nelle giare l’acqua diventa vino.
Fratelli e sorelle l’incontro festoso con la Madre non è una parentesi della vita, non è un rifugio dinanzi ai problemi.
Tornando questa sera alle nostre case dobbiamo portarci dentro la domanda suscitata da questa forte testimonianza della madre che abbiamo incontrato e venerato nel culto e che ora dobbiamo incontrare nelle vita.
Sono domande che riguardano ciascuno di noi, personalmente, ma interpellano anche le nostre comunità cristiane “chiamati ad interrogarsi, come diceva poc’anzi il Signor. Sindaco, sulla nostra responsabilità di fronte alla complessità sociale e all’esigenza di solidarietà che emerge nel nostro territorio in forme nuove e particolarmente acute”.
Dobbiamo riconoscerlo!
Siamo troppo chiusi ed arrovellati nei nostri quotidiani problemi.

Viviamo in una società borghese che fa diventare necessario per la nostra vita ciò che in realtà è superfluo e allora i problemi aumentano e dalle risposte non si evincono soluzioni possibili.
Viviamo in una società chiacchierona che purtroppo trova spazio in tanti organi di stampa. Ho l’impressione, a volte, i falsi problemi si creano per eludere quelli veri.
E’ quanto mai opportuno sottolineare l’invito del signor Sindaco ad educare alla responsabilità dei singoli e delle istituzioni. Dal farsi carico dei bisogni degli altri all’uscir fuori dal guscio del nostro egoismo, che troppo spesso, ci fa chiudere gli occhi rendendo gretto il nostro cuore e parziale la nostra visione.

C’è poco amore dove c’è poca attenzione agli altri.
“Ubi amor, ibi oculos”.

E’ questo il senso dell’invito che ci viene fatto dalla parola di Dio: “non distogliere lo sguardo dalla tua gente e in particolare dal povero“ (Tob 4,7) e “dall’indigente” (Sir 4,4)”.
Questa attenzione deve sollecitarci alla concretezza delle nostre scelte alla luce del Vangelo della carità, animarci ad assumere quello spirito di solidarietà, cioè a farci carico dei bisogni degli altri.
Comunità cristiane più aperte e solidali, capaci di concreti segni di partecipazione alle necessità di quanti vivono fra noi il dramma della povertà e della solitudine.
Anche nella nostra Cosenza è infatti presente il disagio di famiglie a cui manca il necessario per una vita dignitosa.
La Caritas ci ha informato che da una sua inchiesta in Calabria risulta che il 50 % delle famiglie ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese, ed il 25% è sotto la soglia della povertà. Per non parlare delle sacche di povertà delle nostre periferie che hanno segnato, e continuano a segnare, in modo sempre più drammatico la vita della nostra città e del nostro territorio.
I sussidi caritas che quotidianamente vengono elargiti, il banco alimentare presente in tante nostre parrocchie, l’impegno delle caritas parrocchiali e delle associazioni, non possono rappresentare la soluzione del grave problema.
In questo difficile contesto si inserisce l’altro nuovo problema dei fratelli Rom che soprattutto in inverno si ripresenta in tutta la sua drammaticità.
Questa problematica interpella le nostre coscienze di uomini e di cristiani. Interpella soprattutto le istituzioni civili ‘incapaci’ fino ad oggi, anche per la crisi finanziaria, a progettare una situazione che possa garantire dignità a persone umane che nella disperazione hanno lasciato la loro terra nella speranza di trovare tra noi un luogo di accoglienza e di integrazione e non certo un paradiso terrestre.
Come pastore e padre di questa Chiesa faccio oggi un appello, rispettoso e fiducioso, alla magistratura, di evitare solo per questo inverno qualsiasi tipo di sgombero confidando che chi è di competenza trovi finalmente la soluzione adatta alla loro sistemazione.
Un appello a tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non, di essere benevoli ed ospitali nello spirito del Vangelo e secondo l’esortazione degli Apostoli: “siate premurosi nell’ospitalità” (Rm 12,13), “praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri senza mormorare” (1 Pt 4,9)
Posso testimoniare personalmente quanta fatica, qualche anno addietro, abbiamo fatto con la caritas diocesana a prendere in affitto due appartamenti per le famiglie Rom; addirittura ci fu a rivolta dei condomini quando già avevamo firmato il contratto.
Fratelli e sorelle, non accontentiamoci, che i fatti di Rosarno, delle dichiarazioni ufficiali ci presentano come popolo non razzista o antirazzista. Ed in parte, grazia a Dio, lo siamo. Vale più la pedagogia dei fatti che tanta verbosità inutile. Gli esempi buoni, e che tra voi non mancano, ci sono.
Ricordiamoci che pure nella parabola del Samaritano c’è “chi passò oltre”, (i due uomini del tempio) e “chi si prese del fratello” colpito e lasciato ai margini delle strade.
L’uomo della carità è un laico illuminato e guidato dallo Spirito. Lo fa curvandosi sulle sofferenze, curando le sue ferite, con una tenerezza materna, virtù che, come in Maria, trasmette la profondità della vita attraverso la verità e la semplicità del gesto, e stabilisce un legame di carità profonda, umile, discreta.
Alla scuola delle nostre madri ciascuno apprende lo stile di vita della gratuità di un amore che non aspetta, ma previene il bisogno dell’altro, di una carità che raggiunge l’altro nel concreto e gli trasmette non solo vita, ma la gioia e il senso della vita stessa.
Nulla è più contrario al volto di una Chiesa materna che il presunto amore universale, astratto, che non accetta la fatica del discernimento e l’umiltà della mediazione, non sa far divenire prossimità reale, accoglienza e solidarietà concreta, donazione gioiosa.
E’ un programma di vita che oggi la Madre consegna a tutti noi, in particolar modo a voi uomini chiamati e deputati nell’amministrare la cosa pubblica per il servizio all’uomo pur nelle complessità delle questioni e delle emergenze che naturalmente non potete affrontare da soli.
Le istituzioni, compresa la Chiesa, e i singoli. Vi saranno vicini in un rapporto di civile convivenza, condivisione, collaborazione e spirituale accompagnamento con l’auspicio sincero che, superate incomprensioni e contrapposizioni ideologiche, personali e partitiche, chi ci guida e ci amministra operi con coscienza libera per il futuro di questa terra e si metta a servizio delle nostri sorti per l’oggi ed il domani.
Affidiamo alla nostra celeste Patrona propositi e speranze per la crescita umana e spirituale della nostra gente.


+ Salvatore Nunnari
Arcivescovo di Cosenza-Bisignano

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